Sulle spalle dei giganti - Dottor Enrico Bassani, psicologo - psicoterapeuta

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“Grazie a quei libri che,  pur non sapendo chi io sia, parlano di me”. Italo Calvino così  sintetizza il suo debito nei confronti della lettura. Michel Foucault gli fa  idealmente eco quando ammette che se ha dedicato la sua vita allo studio è per  cercare di diventare una persona migliore. In questa breve rassegna riporto  alcune delle citazioni nei confronti delle quali mi sento più debitore, e che  orientano il mio modo di essere persona e terapeuta.



ORSÙ, CORAGGIO, VECCHIO CUORE

Abbiamo lasciato la terra e ci siamo imbarcati sulla nave! Abbiamo tagliato i ponti alle nostre spalle – e non è tutto: abbiamo tagliato  la terra dietro di noi. Ebbene, navicella! Guardati innanzi! Ai tuoi fianchi c’è l’oceano: è vero, non sempre muggisce, talvolta la sua distesa è come seta  e oro e trasognamento della bontà. Ma verranno momenti in cui saprai che è infinito e che non c’è niente di più spaventevole dell’infinito. Oh, quel misero uccello che si è sentito libero e urta ora nelle pareti di questa gabbia! Guai se ti coglie la nostalgia della terra, come se là ci fosse stata più libertà – e non esiste più “terra” alcuna!(…) La costa scomparve – ecco anche la mia ultima catena è caduta – il senza-fine mugghia intorno a me, laggiù lontano splende per me lo spazio e il tempo. Orsù! Coraggio! Vecchio cuore!

Friedrich Nietzsche – La gaia scienza

IL FUTURO È APERTO, DIPENDE DA NOI

Il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi; da tutti noi. Dipende da quello che noi e molte altre persone facciamo e faremo: oggi, domani e dopodomani. E quello che facciamo e faremo dipende a sua volta dai nostri pensieri; e dai nostri desideri, dalle nostre speranze, dalle nostre paure! Dipende da come vediamo il mondo; e da come valutiamo le possibilità largamente disponibili del futuro… Invece di posare a profeti, dobbiamo diventare i creatori del nostro destino. E imparare a far le cose nel miglior modo che ci è possibile e ad andare alla ricerca dei nostri errori. Ma questo significa che dobbiamo cambiare noi stessi.

Karl Popper – Tutta la vita è risolvere problemi

AFFINCHÉ IL MONDO NON CAMBI SENZA DI NOI…

Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche interpretarlo. E ciò, precisamente, per cambiare il cambiamento. Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi.

Gustav Anders – L’uomo è antiquato

SIAMO ESTRANEI A NOI STESSI, NOI UOMINI DELLA CONOSCENZA

Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi – come potrebbe mai accadere che ci si possa, un bel giorno, trovare? (...) Restiamo necessariamente estranei a noi stessi, non ci comprendiamo, non possiamo fare a meno di confonderci con altri. Per noi vale in eterno la frase: “Ognuno è a se stesso il più lontano”

Friedrich Nietzsche – Genealogia della morale

L’ANGOSCIA, PAURA SENZA OGGETTO

Col termine angoscia non intendiamo quell’ansietà assai frequente che, in fondo, fa parte di quel senso di paura che insorge fin troppo facilmente. L’angoscia è fondamentalmente diversa dalla paura. Noi abbiamo paura sempre di questo o quell’ente determinato, che in questo o in quel determinato riguardo ci minaccia: la paura di… è sempre anche la paura per qualcosa di determinato. L’angoscia non fa più insorgere un simile perturbamento. E’ attraversata piuttosto da una quiete singolare. Certo, l’angoscia è sempre angoscia di…, è sempre angoscia per…, ma non è per questo o per quello. Tuttavia, l’indeterminatezza di ciò di cui e per cui noi ci angosciamo non è un mero difetto di determinatezza, bensì l’essenziale impossibilità della determinatezza.

Martin Heidegger – Che cos’è metafisica?

NON ABBIATE PAURA DI AVERE PAURA

Mettendo a tacere il sintomo (il disagio psichico), vietando che lo si ascolti, le droghe e gli psicofarmaci inducono il soggetto a superare se stesso senza essere mai se stesso, ma solo una risposta agli altri, alle esigenze efficientistiche e finalistiche della nostra società, con conseguente inaridimento della vita interiore, desertificazione della vita emozionale, omogeneizzazione alle norme di socializzazione richieste dalla nostra società a cui fanno più comodo robot automatizzati e automi impersonali che soggetti capaci di essere se stessi e di riflettere sulle contraddizioni, sulle ferite della vita, e sulla fatica di vivere.

Umberto Galimberti – L’ospite inquietante

UNA BASE SICURA PER MIO FIGLIO

La caratteristica più importante dell’essere genitori? Fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. In sostanza questo ruolo consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare a dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando è chiaramente necessario.

John Bowlby – Una base sicura

VERITÀ ED ERRORE COINCIDONO

Il sapere filosofico è una forma di sapienza o di saggezza. Se questo è vero, allora la pace con il mondo è una proprietà dell’abito filosofico, un modo del suo interpretare. Con un antico motto si potrebbe dire che l’interpretante filosofico non ride, non piange, ma comprende. Questo non significa assumere un abito di placida passività. Significa invece l’esercizio di una consapevolezza che definirei così: la consapevolezza della totale corrispondenza e confluenza di verità ed errore nell’esercizio della sua figura e di ogni figura.

Carlo Sini – Incontri. Vie dell'errore, vie della verità

I VOLTI DELLA MIA PRIGIONIA

Non faccio niente perché sono nell’impossibilità di fare, perché sono come imprigionato dentro qualcosa. Un uccello in gabbia a primavera sente fortemente che v’è pure qualcosa per cui sarà adatto, sente fortemente che v’è qualcosa da fare, ma non può farlo, e cos’è questo? Lui non si ricorda bene: poi ha qualche vaga idea e si dice “gli altri fanno i loro nidi e fanno i loro piccoli e allevano la covata” e poi sbatte la testa contro le sbarre della gabbia. E poi la gabbia rimane là e l’uccello è pazzo di dolore(…) La prigione si chiama qualche volta pregiudizio, malinteso, ignoranza fatale di questo o di quello, diffidenza, falsa vergogna.

Vincent Van Gogh – Lettere a Theo

IL PIÙ INQUIETANTE TRA GLI OSPITI

Nietzsche chiama il nichilismo “il più inquietante fra tutti gli ospiti” perché ciò che esso vuole è lo spaesamento come tale. Per questo non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest’ospite e guardarlo bene in faccia.

Martin Heidegger – La questione dell’essere

LA FELICITÀ È IL “VIVERE BENE”

La felicità non è il premio che attende chi ha condotto una vita virtuosa, ma la felicità è nella conduzione di una vita virtuosa, nella capacità di dar forma alla propria forza vitale, di espandere la vita fin dove è possibile, secondo misura. La felicità è il “vivere bene”, e la vita buona (e non la vita eterna) è il fine della vita. Non dunque una felicità come soddisfazione del desiderio e neppure una felicità come premio alla virtù, ma virtù essa stessa, come capacità di governare se stessi per la propria buona riuscita, perché questa è la misura dell’uomo.

Umberto Galimberti – La casa di Psiche

LA VITA E LE SUE FORME

La vita è breve, l’arte vasta, l’occasione istantanea, l’esperimento malcerto, il giudizio difficile.

Ippocrate, Aforisma 1

NESSUNO

Nessuno può decidere per nessun altro.

Michel Foucault – Storia della follia

ESISTERE SIGNIFICA, ALLA LETTERA, CONOSCERE

Il comprendere è a tal punto inseparabile dall’esperire umano che esistere significa, alla lettera, conoscere. Pertanto, lungi dal rappresentare una realtà già data in base alla logica della corrispondenza, conoscere è la continua costruzione di un mondo in grado di rendere coerente il fluire dell’esperienza immediata nel soggetto ordinante.

Vittorio Guidano, Il sé nel suo divenire

 
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